Seme

“Beata la vita per ogni domani che resta” dice Bruno Tognolini nella sua Filastrocca delle beatitudini.

L’ho letta mille volte e solo oggi mi sento di aggiungere una sola beatitudine, “beato il fallimento”.

Io il fallimento lo odio, lo odio con tutta me stessa, da quanto lo odio se n’è accorto e mi frequenta il meno possibile, ma quando lo fa colpisce esattamente nel modo più eclatante in cui è in grado di farlo.

Il fallimento è un compagno efficace quando decide di presentarsi. Preciso, netto, dritto, uno tutto d’un pezzo. Parte, passa e se ne va. Niente “permesso”, niente “arrivederci”, nessuna formalità, in realtà questa è una delle sue doti che apprezzo.

Solo di recente ho veramente capito che solo quel compagno scomodo, eccessivo, pungente è in grado di cambiare il corso degli eventi, sempre che non lo si lasci passare nell’indifferenza. Sì perché oltre che maleducato è anche estremamente vanesio, solo se attentamente osservato riesce a fiorire. Solo quando si sente visto prende forza e ti spinge verso una nuova direzione.

Detto questo, io il fallimento lo odio, io lo odio con tutta me stessa, ma quando lo vedo allontanarsi sculettando pieno di boria, mi mostra la strada che prende. Una volta vista, posso decidere di non seguirlo.

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