Caro Diario: oggi ho avuto paura

Quando si avvicina ho paura. Sembra sempre che sia colpa mia.

Mi guarda, aspetta, poi se ne va.

Sbuffa, si arrabbia. Ma come glie lo devo spiegare? Io sono fatto così, sono nato così, non posso farci niente. Anche se volessi non potrei essere diverso.

Sono freddo, questa è la mia natura.

Scrivo perché dopo quello che è successo stamattina non ce la faccio più.

Lei torna a casa, arrabbiatissima, si avvicina a me. Prende un gelato e mi sbatte la porta addosso mentre se ne va.

Si arrabbia perché dice che il gelato la fa ingrassare.

Ma voglio dire, mica è colpa mia, non glie l’ho detto mica io di mangiarlo!

Io provo a spiegarglielo ma non riesco a farmi capire, non parliamo proprio la stessa lingua.

Beh, menomale mi sono sfogato. Adesso devo andare che è quasi ora di pranzo.

A presto diario.

Con affetto

-Frigorifero-

 

Come nascono i bambini

Tutte le persone hanno un cuore.

Certe persone decidono di diventare mamme e certe persone decidono di diventare papà.

Vi dirò di più, alcuni non lo decidono nemmeno, gli succede e basta.

Alcune mamme diventano tali perché hanno un bambino o una bambina nella pancia. In qualche modo che la scienza non ha ancora capito a quel punto il cuore della mamma inizia a crescere.

Niente paura, non si muore, ma con il cuore cresceranno anche i sentimenti.

La mamma in questione inizierà a chiedersi se andrà tutto bene e proverà paura, come quella che provava prima solo più grande.

Inizierà a chiedersi in cosa le somiglierà il bambino o la bambina che ha nella pancia e proverà gioia, come quella di prima solo più grande.

Inizierà a chiedersi se ce la farà a fare tutto quello che va fatto in tempo e proverà stanchezza, come quella di prima solo più grande.

Inizierà a chiedersi se dovrà passare molto tempo senza che nessuno le dia una mano e proverà solitudine, come quella di prima solo più grande.

Inizierà a pensare a tutte le cose da fare insieme e proverà euforia, come quella di prima solo più grande.

La cosa più curiosa è che questo non succede solo alle mamme che hanno i bambini nella pancia, ma succede anche ai papà e anche alle mamme che non hanno avuto un bambino o una bambina nella pancia, solo in un modo diverso.

Ai papà e alle mamme che non lo hanno portato nella pancia il loro bambino o la loro bambina succede una cosa ancora più strana, gli nasce un altro cuore dove portano il loro bambino o la loro bambina, e lo nutrono lì, e lo immaginano lì, insomma, lo portano lì fino a che non arriva per davvero.

E adesso arriva il bello! Quando poi ne arriva un altro di bambino lo spazio raddoppia!! Incredibile!

Purtroppo la vita è strana e certe volte accade anche che questo bambino o questa bambina poi non arrivino. Ma il cuore ormai si è allargato, lo spazio ormai è già aumentato, e allora che si fa? Si rimane mamme e papà, solo in modo diverso.

In fondo non importa se avrai mai un bambino o una bambina nella pancia o nel cuore, infondo non importa se vuoi diventare mamma o papà, l’importante è fare spazio, che poi in quello spazio sicuramente accadrà qualcosa di meraviglioso!

 

Gatti

Nel mio condominio c’è un gatto randagio. Credo che sia bianco e nero, ma non ci metterei la mano sul fuoco perché è talmente sporco da sembrare tutto grigio. Ha delle cispe che ormai saranno fossilizzate e non si fa avvicinare a meno di un metro.

Ogni due giorni scendo a dargli da mangiare, lui lo sa, mi aspetta nella sua cuccetta improvvisata e mi porta alla sua ciotola. Gli altri giorni ci vanno i miei vicini.

Stasera aveva un amico, spaventatissimo e pulitissimo, probabilmente si è perso o è stato abbandonato, comunque è lontano da casa.

Scendo e trovo Ciucini (il mio randagino di fiducia) che mi porta alla sua ciotola, metto i croccantini ma lui non arriva, lo chiamo ma niente.

Mi allontano e come tutta risposta arriva a mangiare dalla ciotola il suo nuovo amico, e Ciucini si siede dietro di lui e lo aspetta mentre mangia.

E niente..sono gatti e anche loro hanno capito che se un tuo simile ha fame, è lontano da casa, è spaventato, devi fare il possibile per aiutarlo.

Sipario

Estate 2017.

“L’asciugamano, dice, è forse l’oggetto più utile che un’autostoppista galattico possa avere”

Questo ce l’ha insegnato tanto la fantascienza quanto l’esperienza.

Ovviamente da brava autostoppista galattica mi sono munita di asciugamano, sono uscita in giardino, ed ho visto l’erba secca “mi serve qualcosa da mettere sotto altrimenti rimane attaccata all’asciugamano fino all’estate 2060” ho pensato.

Rientro, prendo un tappetino, lo stendo.

Sembra quasi fatta. Prendo l’asciugamano per i due lembi del lato più lungo, pronta per appoggiarlo alla perfezione.

Immaginate le aggraziate movenze, tipiche della mia persona, che accompagnano questa semplicissima azione, simili a quelle di una ginnasta che salta su di un cactus, starnutendo.

Ovviamente il vento decide di soffiare contrario.

Improvvisamente l’asciugamano mi si appiccica addosso, non mi vuole lasciare, io alla fine riesco comunque a stenderlo.

Soffia il vento molto forte, l’asciugamano mi si appiccica di nuovo addosso, stavolta con più forza ma riesco di nuovo a stenderlo.

Il distacco è sempre una cosa difficile.

Ok è fatta.

Finalmente mi stendo anche io.

Apro un libro.

Nuvola, buio, vento, inizia a piovere.

Sipario.

Medusa

Toscana, ore 11.00, ufficio postale.

“Oioi, e ora?  C’era la fila dal panaio”

Esordisce così una signora sulla settantina, biondo platino, con addosso uno smanicato di pelo finto folto.

Io ho il numero 142, devo pagare la bolletta del gas, e attendo.

Nel frattempo la signora vede un’altra signora, più giovane di lei.

La guarda. Sospira.

Purtroppo la giovane signora cede e le rivolge per un secondo lo sguardo.

La biondissima signora a quel punto agisce, degna della mitologica Medusa, e con poche parole riesce a bloccarla.

“Come faccio io adesso? Ero il numero 92, o che è passato?”

“Eh sì”

“Eh ma io ora come fo? Che devo rifare la fila?”

“Eh credo proprio di sì. Guardi, il numero lo può prendere là”

“Mah. Io però ero solo andata a comprare il pane”

“Eh”

“Bah”

“Mmm”

Tocca al 140, la signora più giovane abbassa gli occhi e controlla il numero sul suo biglietto, gesto che paga molto caro perché la moderna Medusa con uno scatto felino, che nessuno si sarebbe aspettato, le ha già rubato il posto al bancone della posta.

La signora rimane così, ferma, a guardare il vuoto. Riguarda il bigliettino, guarda me, guarda il suo posto ormai ceduto per sempre.

Chiamano il 141, ma per fortuna un impiegato la vede e le dice “prego venga pure qui”.

L’ordine viene ristabilito.

Tutti guardano per terra, perché hanno capito che spesso la vita è solo questione di sguardi.

Forse

I miei nonni avevano una biblioteca.

Per loro era solamente il “salotto buono”, dove c’era una libreria con un centinaio di libri, forse, compresa l’enciclopedia.

Ogni volta che chiudo gli occhi torno lì, anche se di tutta quella stanza è rimasta solamente l’enciclopedia.

Forse per via dell’odore penetrante dei libri vecchi, o forse per il silenzio e la solitudine. Forse per le ore passate seduta ad un tavolo grande con la luce tenue, con il libro davanti agli occhi ma non davanti alla mente.

La mente era altrove. Immaginava luoghi, persone, storie.

Ogni volta che ero lì andavo altrove, ogni volta che sono altrove torno lì.

Forse per tutto il tempo che ci sono stata ho sbagliato i nomi delle cose.

Forse le biblioteche non sono stanze, ma sono porte.