La spremuta della discordia

Se c’è una cosa che mi fa veramente fatica fare è la spremuta. Peccato che la spremuta sia una delle mie cose preferite, certe volte la berrei anche al posto della birra, ma non ditelo in giro che è una vergogna.

Dato che per godere sei secondi mi fa fatica lavorare sette ore, spesso vado al bar vicino a casa mia, a fare la finta ricca e a pagare la spremuta mille volte quanto la pagherei facendomela a casa. Alla fine quello che paghiamo non sono i prodotti ma le necessità, giusto?

Detto questo, vado al bar, ordino la spremuta e mi siedo. Ci siamo solo io e il barista.

Lui accende tutto un macchinario che probabilmente prima stava al CERN di Ginevra e mi dice “scusa, ma te che lavoro fai?”.

Rimango 5 secondi in silenzio, lo faccio sempre quando mi fanno una domanda la cui risposta potrebbe essere decisiva per l’assunzione di spremuta, e rispondo “Perché?”, “Beh..comunque si vede che non hai mai fatto la barista perché fare la spremuta è una menata”,

Intanto, è ovvio che io non abbia mai fatto la barista in vita mia, nessuna persona sana di mente mi metterebbe a lavorare dove ci sono oggetti potenzialmente mortali, tipo coltelli, bicchieri di vetro o tovaglioli (sono un tipo molto agitato).

Comunque, chissà quante volte le richieste degli altri mi sono sembrate assurde mentre erano solamente mancanza di esperienza. Forse dovremmo solo fare di più invece di dire di più.

Comunque la spremuta era buona, ma adesso me la faccio sempre a casa.

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