AAA cercasi volontari per conversazioni noiosissime

L’infanzia è un’illusione, l’infanzia esiste solo per i baby shower, per i video su Tik-tok, per le foto con lo sticker su Facebook, l’infanzia è un orpello, come una borsa nuova. Un figlio è un vezzo, per non sentirsi così inutili, un po’ come avere un cane.

L’infanzia è un’ illusione, i bambini non esistono.

Lo Stato ce l’ha dimostrato con l’ultima conferenza di Conte; alcuni genitori da tutta la quarantena.

Ho visto girare su internet ogni sorta di umiliazione. Bambini che  piangono disperati, ripresi e condivisi diventando virali, video dove i bambini vengono scotchati al pavimento perché rompono le scatole , tra l’altro visto su una pagina che parla di letteratura per l’infanzia. Girarlo sarà stato uno spasso, metterlo sui social senza il consenso degli interessati un po’ meno.

I bambini e le bambine sono persone.

I bambini e le bambine sono detentori di diritti.

L’educazione è un diritto sancito dalla costituzione  e dalla convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dove  l’articolo 28  si apre così: “Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all’educazione”

Se volete potete scaricarlo per intero qui.

L’educazione è un diritto, non la produttività.

La scuola è centrale per un paese, non le aziende.

Solo chi ha figli tratta i bambini come detentori di diritti, qualche volta nemmeno loro.

Quando si hanno figli piccoli in casa però è troppo tardi, non si ha più tempo, non si ha più la forza di protestare,  andrebbe fatto prima.

Gli attivisti che sostengono ogni tipo di causa dicono cose come: ” non devi avere una sorella per lottare per i diritti delle donne”, adeguate questa frase ad ogni minoranza esistente. Non dovete avere figli per lottare per i diritti dell’infanzia, perché i diritti dell’infanzia sono anche i nostri.

Quando si accetta la fragilità, quando la si accoglie e la si tutela, solo allora stiamo tutti bene.

Purtroppo a ‘sto giro l’ho fatta parecchissimo palloccolosa, ma presto tornerò al minimalismo, perché si sa…il troppo stroppia!!

 

(La foto è, come sempre, della mitica Angela Bartoletti che mi regala sempre delle sue foto mitiche. Andate sul suo sito a vedere le altre perché merita!)

Angela Bartoletti Photographer

Vado a volare

Sono a lavoro, vicino a me ho un bimbo molto piccolo che gioca con il pongo.

Mentre gioca dice “che bello volare”, inizia a cambiare vocali e consonanti formando parole senza senso, fino a che la frase diventa “vado a lavorare”.

Basta poco per cambiare prospettiva.

Canta che ti passa

Sull’argine del fiume c’è un gruppo di anziani, che parla, ride, e ogni tanto canta vecchie canzoni che in pochi si ricordano.

Stanno sotto la pergola di un localino chiuso, dove di solito si ritrovano ragazzi dai 18 ai 25 anni.

Ripasso la settimana dopo, l’ insegna è smontata, i tavoli fuori incatenati in attesa di essere portati via.

L’ormai ex-proprietario è fuori dalla porta che sistema le ultime cose e un ragazzo, probabilmente un cliente, passa e chiede spiegazioni.

L’ ex-proprietario dice che tutti i mercoledì e i venerdì sera un gruppo di anziani si ritrovava davanti al locale, a parlare, ridere e cantare vecchie canzoni che in pochi si ricordano. In poco tempo la clientela si è dileguata, il locale riaprirà poco più in là, in un altro quartiere.

Nel ’56 al posto del locale chiuso c’era una sala dove si ballava, si facevano concerti e all’occorrenza riunioni di partito. Anche quel locale chiuse, ma i suoi diciottenni sono rimasti lì, per 63 anni, a parlare, ridere, cantare vecchie canzoni che loro ricordano bene.

Come nasce BreviStorieBrevi

Direi che è il momento di tirare le somme.

Ci sono molti modi di comunicare con gli altri, il modo più immediato è fotografare istanti che ci colpiscono e condividerli, per mostrare quello che si pensa, per fare il punto della situazione, ma io non sono molto brava in questo.

Sedermi e fermare i pensieri prendendo appunti su ciò che mi colpisce è il mio modo di mettere ordine nei miei pensieri. Sarà scontato però io ve lo dico ugualmente, io non ho niente da insegnare a nessuno.

Tutto quello che scrivo qui è una sorta di diario che ho semplicemente scelto di condividere. Quando si scrive per gli altri il lavoro richiesto è ovviamente diverso rispetto a quando si scrive per sé stessi.

Scrivo, rileggo, correggo, rileggo, correggo ancora, chiedo aiuto, ricorreggo. Se non pubblicassi quello che scrivo ovviamente tutto questo lavoro non lo farei mai.

Ho 20 anni di diari pieni di pensieri a storie sconnesse a dimostrare il fatto che scrivere molto ma senza un metodo ha ben poca utilità, e tra l’altro spostare 20 anni di diari fa pure venire il colpo della strega.

Questo blog è solamente questo, il disperato tentativo di fermare dei piccoli momenti che voglio conservare.

Detto questo, buon 2019 e spero che rimaniate a farmi compagnia, ovviamente senza farla tanto lunga.

 

 

Ehm

Sono ad una mostra sul femminismo, lui entra, lo riconosco subito, per fortuna di one man show come quello ce ne sono ancora in giro.

Parka lungo, occhiali, mano in tasca, ciuffo lungo.

Vicino a lui c’è lei, struccata, capelli lunghi raccolti in una coda, cappottino lungo, scarpe basse.

Camminano vicini ma non troppo, leggono le didascalie in silenzio ed emettono ogni tanto un “ah”, “ehm”, e finisce lì.

Rompe il ghiaccio lei “ah, interessante questa cosa non la sapevo”.

Io, seppur da lontano, vedo il luccichio negli occhi di lui che finalmente ha trovato un appiglio per aprire la sua coda da pavone.

Inizia la cascata di “In realtà nello stesso periodo Pasolini”, “Questo prende spunto dall’opera di D’Annunzio”, “eh vabè ma questo è un retaggio culturale che ci ha lasciato il ’68” e via e via e via.

Io allungo il passo per cambiare stanza e lasciarli soli.

Lui vomita citazioni visibilmente a disagio, lei gli sorride in silenzio completamente a suo agio.

Sono così bellini che ho deciso di ricordameli questi due.

Amorosi.

 

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Questa foto è di Angela Bartoletti, che si merita una bella bacchettata sulle dita perché ancora non ha aperto un sito tutto suo dove carica le sue bellissime foto. Appena lo farà metterò il link.

 

Crisi d’identità

La vera verità è che io mi fisso. Chi mi conosce lo sa. Se c’è una cosa che mi piace io mi fisso, ne parlo spessissimo, vado ad un sacco di incontri che parlano di quella cosa, leggo tantissimo di quella cosa e, come potete immaginare, nessuno mi sopporta.

Voi penserete che le fissazioni siano un pochino di tutti e che nella vita si alternino. No. Le mie semplicemente si sommano.

Una delle chicche su cui mi sono fissata ultimamente è il lotus birth, cioè la pratica di lasciare il cordone ombelicale intatto anche dopo il parto con annessa placenta attaccata. Ci sono un sacco di pratiche annesse, tipo lasciar seccare la placenta e mangiarsela, robe così. Vi lascio così, una dritta gratuitamente, non richiesta: non è una cosa da fare! Se ormai l’avete fatta pazienza, ma non è una cosa da fare. A questo punto mi si è posta davanti la realtà dei fatti, nessuno vuole sentirselo dire, specialmente chi ormai l’ha già fatto. Così come chi ormai si è convinto che i vaccini siano pieni di metalli pesanti, come chi è convinto che gli OGM siano il male supremo, o che le scie chimiche ci intossichino il corpo e il gender la mente. Ognuno ha le sue, anche io ho avuto le mie cadute di stile,  ma nessuno vuole sentirsi dire “guarda che funziona in un altro modo”.

E voi a questo punto piccoli lettori penserete “mmmmmmmbeh…sì…beh.. ma fatti i fatti tuoi Viola”. Bravi! Severi ma giusti!

Infatti in realtà è un’altra la storia che vorrei raccontarvi.

Oggi mi chiama un numero che non conosco. Sto guidando con la radio altissima mentre canto e non sento la suoneria. Scendo di macchina, vedo la chiamata e richiamo:

“Pronto?! Ho trovato la chiamata e..”

“Antonella?! Antonella senti me!”

“No guardi, non sono Antonella, ha sbagliato numero”

“Come?! Antonella ma che dici?”

“ehm..no..sono Viola, ha sbagliato numero”

“Come ho sbagliato numero?”

“Eh sì”

“Ma tu non sei Antonella?”

“No”

“Mmm….ma come?”

“Eh no, non sono Antonella”

“impossibile”

“Giuro, non sono Antonella”

“E ora?”

“Guardi…non so, non posso aiutarla”

“Ah..mi scusi”

“Si figuri”

Ecco, pesavo, mi ci sono voluti almeno 5 minuti per convincere una sconociuta che non sono Antonella, pochi giorni fa ci ho messo più o meno lo stesso tempo a convincere uno sconosciuto che non ero Antonio.

Quindi, fate po’ cosa vi pare ecco, sicuramente non sarò io a farvi cambiare idea.

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La foto è di Angela Bartoletti, scattata in Russia. Appena sarà disponibile metterò il link al suo sito.

Seme

“Beata la vita per ogni domani che resta” dice Bruno Tognolini nella sua Filastrocca delle beatitudini.

L’ho letta mille volte e solo oggi mi sento di aggiungere una sola beatitudine, “beato il fallimento”.

Io il fallimento lo odio, lo odio con tutta me stessa, da quanto lo odio se n’è accorto e mi frequenta il meno possibile, ma quando lo fa colpisce esattamente nel modo più eclatante in cui è in grado di farlo.

Il fallimento è un compagno efficace quando decide di presentarsi. Preciso, netto, dritto, uno tutto d’un pezzo. Parte, passa e se ne va. Niente “permesso”, niente “arrivederci”, nessuna formalità, in realtà questa è una delle sue doti che apprezzo.

Solo di recente ho veramente capito che solo quel compagno scomodo, eccessivo, pungente è in grado di cambiare il corso degli eventi, sempre che non lo si lasci passare nell’indifferenza. Sì perché oltre che maleducato è anche estremamente vanesio, solo se attentamente osservato riesce a fiorire. Solo quando si sente visto prende forza e ti spinge verso una nuova direzione.

Detto questo, io il fallimento lo odio, io lo odio con tutta me stessa, ma quando lo vedo allontanarsi sculettando pieno di boria, mi mostra la strada che prende. Una volta vista, posso decidere di non seguirlo.

Ma voi la fate zumba?

Vado in palestra. Entro nello spogliatoio e ci sono 3 ragazzine, più o meno avranno avuto 17 anni, che parlano dei corsi della palestra:

“Ma te quest’anno la fai zumba?”

“Eh io sì, te?”

“No io no. Il martedì ho matematica, il mercoledì due ore di latino, il giovedì filosofia. Non ho mica tempo da perdere io”

Esattamente, il tempo perso dove va? Se non ce l’ha una ragazzina di 17 anni il tempo da perdere, chi lo perderà al posto suo?

Tendiamo a definire come “tempo perso” il tempo guadagnato.

Passeggiare, leggere una storia, baciarsi, ridere, guardare il cielo, annusare cose, fare le capriole, tutto tempo perso.

Non ho particolare trasporto per la zumba, ma se ci penso bene è proprio il tempo perso che mi ha resa quella che sono, non che sia granché ma non ce n’è un’altra uguale (per vostra fortuna).

Probabilmente questo tempo l’ho ritrovato senza accorgermene.

Comunque la parola “zumba” mi fa proprio ridere.

Vacanze estive

Adoro gli educatori, i maestri e i professori che piangono a fine anno.

Solitamente le persone, prima di andare in ferie, sono contente. Le persone che fanno tutti gli altri lavori intendo. Ridono, scherzano, non vedono l’ora di andare via. Entrano in ufficio tirando un sospiro di sollievo al pensiero che sia l’ultimo giorno di lavoro.

Per chi lavora nel mondo dell’educazione non è così, o almeno non per tutti.

Si entra, lentamente, per prolungare quell’ultimo giorno a contatto con i ragazzi, con i bambini. Si inizia a stare male dalla sera prima al pensiero di passare le giornate senza di loro, senza le loro storie, i loro drammi, le loro bizze.

Improvvisamente ci sentiamo male al pensiero di non dover lottare più con quel quel vizio di Marco, che a 3 anni ancora morde tutti, con quella brutta abitudine di Vincenza, che interrompe sempre la lezione con dei commenti inappropriati per mettere alla prova i professori e la loro pazienza, con Federica che mannaggia a lei chiede di andare in bagno centosei volte ad ogni ora del giorno.

Quelle cose che durante l’anno a volte non siamo riusciti a sopportare, ma sono proprio quelle che ci mancheranno, proprio come quando si ama qualcuno, quello che ci manca alla fine sono proprio i difetti.

Probabilmente succede questo, che a fine anno ci accorgiamo di essere innamorati e il pensiero di separarci ci spezza il cuore.

La fortuna che abbiamo è che a settembre troviamo sempre qualcuno che riesce a lenire le nostre ferite, a farci innamorare di nuovo.

Buone vacanze a tutti <3

Lo spogliatoio della palestra

-“Bello questo vestito! Bellino davvero”

-“Grazie…sai alla fine il vestito non è nulla di che, è la fantasia che è sempre attuale.”

-“No ma guarda bellino davvero.  Poi questa fantasia va bene un po’ per tutte le stagioni”

-“Sì davvero, poi oh alla fine è un sacco con le maniche”

-“Ma le maniche sono a 3/4?”

-“No a 7/8! Ormai sono diventata esperta”

-“Ah davvero?”

-“Sì perché queste arrivano quasi al polso, il 3/4 arriva al gomito”

-“Davvero! A me lunghe non piacciono le maniche”

-“Nemmeno a me, sai l’ho presa dove lavoro, è difettata”

-“Oh indove?”

-“Dove lavoro ora! Su mille pezzi tre o quattro sono difettati e li buttano. Poi che c’entra, bisogna avere fortuna, dev’essere il vestito che ti piace e la taglia che ti sta”

-“Ma guarda! Bellino davvero”

-“Grazie”

Questo intendo quando dico “parlare di niente” e che per farlo ci vuole talento. Io di talento non ne ho nemmeno 3/4.